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23/5/2007 23:01 Messaggi:
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Tata vuole portare Nano in Usa
(ANSA) - ROMA, 9 GIU - Tata Motors vuole portare la Nano, la vettura piu' economica del mondo, entro tre anni negli Stati Uniti. Lo ha annunciato la societa'indiana. L'utilitaria, il cui prezzo partira' da 1.800 euro, sara' in vendita da luglio in India. Tata sara' il secondo costruttore a esportare negli Usa auto costruite in India, dopo Global Vehicles Usa, che importera' i pickup di Mahindra entro fine 2009. Tata Motors ha gia' programmato una versione europea della Nano per il 2011.
Inviato: 9/6/2009 17:08
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Re: Tata Motors (Nyse:TTM) |
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23/5/2007 23:01 Messaggi:
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Crisi: contatti Londra-Tata Motors su aiuti Jaguar, Land Rover
MUMBAI, 23 gen (Ansa) Tata Motors, il gruppo automobilistico indiano che controlla Jaguar e Land Rover, è in trattative con il governo britannico per ottenere aiuti a sostegno dei due marchi. Lo ha detto il ministro per le Attività Produttive inglese, Peter Mandelson, a Mumbai - secondo quanto riportato dall'agenzia Bloomberg. Mandelson ha spiegato ai giornalisti che è in "stretto contatto" con Tata Motors, e che "il governo britannico valuterà come poter aiutare Jaguar e Land Rover nel processo di ristrutturazione finanziaria".
Inviato: 23/1/2009 18:11
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Re: Tata Motors (Nyse:TTM) |
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10/5/2007 19:04 Messaggi:
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Non ho capito che succede.
Capita pure di non avere idea di quello che succede quando un tuo titolo fa il 37% : i profitti sono diminuiti del 34% e poi c'è questo: The company turned to capital markets to refinance a $3 billion bridge loan obtained for its acquisition of Jaguar and Land Rover from Ford Motor Co. just as the financial crisis hit. In an effort to repay part of that loan, which is due in June 2009, Tata offered its Indian shareholders the option of buying 42 billion rupees ($848 million) worth of additional stock between Sept. 29 and Oct. 20. But the company's stock got swept up in the punishing sell-off of Indian equities, and traded at a lower price on the Bombay Stock Exchange than the rights offering for much of the offer period. Tata chief financial officer C. Ramakrishnan said the parent Tata Group and the underwriter of that deal, JM Financial, picked up about 80 percent of the offering. He added that plans to raise an additional $600 million on international equity markets would have to be reconsidered. Kant said the company would focus on cost reductions and continue to push domestic sales as car sales in developed markets slow. Tata also launched operations in Poland last month. ![]()
Inviato: 1/11/2008 12:28
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Re: Tata Motors (Nyse:TTM) |
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23/5/2007 23:01 Messaggi:
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Tata in Piaggio Aero Industries
(ANSA) - GENOVA, 1 OTT - Il gruppo indiano Tata diventa partner strategico di Piaggio Aero Industries, di cui ha acquisito un terzo del capitale azionario. Tata Limited - controllata al 100% da Tata Sons holding - diventa cosi' uno dei 3 azionisti di riferimento di Piaggio Aero Industries,con le famiglie Ferrari e Di Mase e Mubadala Development Company, la societa' di investimenti strategici del Governo di Abu Dhabi. La governance ed il management della societa', precisa una nota, resteranno italiani.
Inviato: 1/10/2008 17:20
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Re: Tata Motors (Nyse:TTM) |
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6/5/2007 23:00 Messaggi:
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il signor tata sarà incazzatissimo... in fondo sta solo cercando di tirar su 2,5 miliardi di dollari per pagare Jaguar e Land Rover! http://www.reuters.com/article/market ... INBOM9717620080529?rpc=44 Allega: TTM.png (22.65 KB)![]()
Inviato: 29/5/2008 23:51
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Re: Tata Motors (Nyse:TTM) |
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23/5/2007 23:01 Messaggi:
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Tata: S&P abbassa rating a BB
(ANSA) - ROMA, 4 APR - La societa' di valutazione del rating Standard & Poor's ha abbassato a BB dal precedente BB+ il giudizio sul credito di Tata Motors. Il colosso indiano dell'auto di recente ha rilevato da Ford Motor i marchi Land Rover e Jaguar.
Inviato: 4/4/2008 13:04
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Re: Tata Motors (Nyse:TTM) |
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23/5/2007 23:01 Messaggi:
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Tata Motors entrera' in Borsa Tokyo
(ANSA) - TOKYO, 2 APR - Tata Motors sara' la prima societa' indiana a essere scambiata sulla Borsa di Tokyo. I titoli della compagnia, che ha appena acquistato Jaguar e Land Rover da Ford per 2,6 mld di dollari, saranno i primi a esordire nella forma di Jdr, la versione giapponese degli American depositary receipt (Adr). Il debutto di Tata Motors, divisione auto della Tata Group, e' atteso sulla piazza nipponica in estate, secondo fonti citate dall'agenzia Kyodo.
Inviato: 2/4/2008 12:13
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Re: Tata Motors (Nyse:TTM) |
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8/5/2007 11:58 Messaggi:
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L’epopea di Ratan Tata l’indiano che colonizza il Regno di Sua Maestà
Quest’anno per la prima volta nella classifica Forbes degli uomini più ricchi del mondo il paese che piazza il maggior numero di miliardari tra i primi dieci non è l’America ma l’India. Eppure tra gli indiani della Top Ten di Forbes lui non figura neppure. Ratan Tata in pochi mesi ha suscitato clamore nel mondo dell’automobile per due operazioni "storiche" – prima il lancio della Tata Nano, l’utilitaria da 1.200 euro, poi l’acquisizione di Jaguar e Land Rover – eppure nel suo paese non è uno degli imprenditori più ricchi. In tutto il resto del mondo è l’imprenditore simbolo della Nuova India, ma nell’India stessa ce ne sono tanti altri ben più ricchi di lui. Questo già la dice lunga sul cammino percorso dall’India, e sulle dimensioni nuove di un capitalismo che ormai ha superato lo stadio "emergente". L’ultimo colpo di Ratan Tata ha provocato uno choc comprensibile in Gran Bretagna e in tutto l’Occidente. E’ la prima volta che un’azienda col passaporto di una ex colonia – anzi "la" ex colonia per eccellenza, il più grande possedimento mai controllato dall’impero britannico – si assume il compito di risanare e possibilmente rilanciare due marchi storici della tecnologia automobilistica britannica, due glorie dello stile, del design, del lusso inglese. Il gruppo Tata aveva già messo a segno altri colpi importanti sul mercato inglese, come l’acquisizione dei tè Tetley e poi dell’azienda siderurgica Corus (la più grande acciaieria inglese). Ma la risonanza e il prestigio simbolico di Jaguar e Land Rover sono un’altra cosa: la longilinea e "missilistica" JaguarE fu una delle auto di James Bond, uno degli oggetti più sensuali degli anni Sessanta, e sulla Land Rover la regina Elisabetta è stata fotografata più volte mentre portava i suoi cani in campagna. E tuttavia, più dell’effetto immagine è la sostanza che conta per un personaggio come Ratan Tata. Altri investitori si sarebbero spaventati di fronte al costo immediato e futuro dell’acquisizione, aggravato dai vincoli di stabilità dell’occupazione inglese che impediranno tagli drastici nei costi di produzione. I criteri tradizionali con cui si giudica un investimento non valgono necessariamente per Tata. Si ha una percezione del mondo diversa quando si viene dall’India, il gigante da un miliardo e 150 milioni di abitanti dove la motorizzazione individuale è appena agli inizi e il mercato dell’auto è destinato a una crescita esponenziale nel prossimo decennio. Con un retroterra simile gli imprenditoriinvestitori possono guardare con fiducia nel lungo termine. Per Tata completare il ventaglio della propria gamma dalla Nano fino alla Jaguar (passando per i veicoli commerciali Daewoo) ha una logica stringente. Significa posizionarsi per soddisfare i bisogni dei nuovi ceti medi dell’emisfero Sud del pianeta, e al tempo stesso raccogliere la sfida del cambiamento climatico, dei motori ibridi e altre tecnologie verdi, per competere sullo stesso terreno della Lexus. Un altro segno dei tempi: le ristrettezze finanziarie che impedivano alla Ford di investire sul rilancio dei due marchi inglesi si evaporano all’istante quando subentra come proprietario Tata. Il rating del gruppo indiano e il suo accesso al credito sono assai superiori rispetto all’ex regina di Detroit. Anche se Ratan Tata non figura neppure tra i primi quaranta imprenditori indiani più ricchi, non è considerato fra i più potenti politicamente, e il suo impero industriale non è il più grosso del paese, cionondimeno questo 70enne è circondato da un’aureola di rispetto unica. Nella sua immagine si ritrova qualcosa di Gianni Agnelli (l’eleganza anglosassone, il talento fulminante della battuta che detta i titoli dei giornali) e qualcosa di Valletta (la frugalità, l’ascetismo, il rigore morale). Vi si aggiunge quella particolare atmosfera di mistero che circonda ancora gli esponenti di questa minuscola minoranza religiosa, i parsi, seguaci di una delle più antiche religioni del mondo (il culto di Zoroastro) che fuggirono dalla Persia in India scacciati dall’avanzata dell’Islam. Sono i parsi a praticare ancora i "funerali celesti" in cui i morti vengono offerti in pasto agli uccelli rapaci, in uno speciale tempio segreto nel pieno centro di Mumbai. Nipote adottivo del fondatore Jamsetji Tata, Ratan Tata è al vertice di questo impero da 15 anni e ancora non si sa chi sarà il suo erede. Il gruppo ha regole molto particolari. La titolarità del capitale è sparpagliata tra diverse fondazioni nonprofit a scopo filantropico (perciò Ratan vive di solo stipendio e la sua fortuna è modesta rispetto ad altri magnati indiani). Vi è in questo una traccia dell’ideologia del fondatore che fu influenzato dal pensiero fabiano (l’antenato del laburismo) e quando ancora l’India era una colonia volle dare ai suoi operai condizioni sociali migliori del proletariato di Manchester e Liverpool: case popolari circondate da parchi e giardini, scuole e ospedali gratuiti, la settimana corta e le ferie pagate. Ci sono diverse spiegazioni dell’incertezza sulla successione al vertice di questo conglomerato da 22 miliardi di dollari di capitalizzazione, con 96 attività industriali distinte e 290.000 dipendenti in 80 paesi. Da una parte il gruppo Tata mantiene le distanze da una cultura capitalistica in senso stretto, quindi esalta la meritorcrazia e non l’ereditarietà delle cariche. D’altra parte nel corpo di questo impero sono ancora visibili le tracce delle battaglie che Ratan ha dovuto condurre negli ultimi 17 anni. Quando ne prese le redini in mano, la Tata era un regno occupato da diversi feudatari, ciascuno dei quali si comportava da autocrate; oggi è quotata alla Borsa di New York e deve rispettare i criteri di trasparenza della legge SarbanesOxley. Anche l’India era un altro paese all’inizio dell’avventura di Ratan. Nel 1991 erano appena iniziate le grandi liberalizzazioni di Manmohan Singh, il subcontinente asiatico usciva a stento dal ritmo sonnolento di un protezionismo dirigista e di un socialismo di Stato gestito da una burocrazia parassitaria. La parabola di Ratan Tata coincide con una rivoluzione, l’ingresso dell’India nell’economia globale, l’apertura delle frontiere agli investimenti esteri e alla concorrenza. Insieme con lo sviluppo dell’impero Tata, che oggi fornisce da solo il 3,2% del Pil indiano, si è affermata la sua internazionalizzazione. Un terzo dei suoi utili, 6,7 miliardi di dollari, vengono realizzati all’estero e solo nell’ultimo biennio ha realizzato 14 acquisizioni per 1,5 miliardi di dollari. "Dolce nei modi, soave e introverso" come veniva descritto in una delle sue prime interviste alla Bbc, Ratan Tata si è rivelato in realtà un imprenditore determinato, aggressivo e spregiudicato, che ha puntato tutto sulla globalizzazione. Ha rifiutato l’eredità autarchica che segnava la cultura dominante nella sua generazione di capitalisti indiani. Ha intuito che doveva concepire l’India come un retroterra, una piattaforma, non un mercato esclusivo e neppure dominante. Dalle auto alla siderurgia, dagli alberghi di lusso alla finanza, dal software ai servizi di consulenza, ha sempre imposto alle sue aziende di muoversi su un orizzonte mondiale. Per questo ha dovuto decimare "i satrapi", come chiamava i dirigenti della vecchia guardia che erano saliti ai vertici delle varie filiali alla partenza del nonno. Dopo aver superato battaglie come queste, contro i feudatari incrostati nell’impero industriale del nonno, e contro l’invadenza della burocrazia indiana, al confronto le resistenze che ha incontrato per le sue campagne di conquista in Inghilterra sono state poca cosa. Ogni tanto ha dovuto sopportare qualche rigurgito di razzismo. L’esempio più recente è stata la fiera resistenza opposta dal gruppo americano Orient Express – di cui lui era già azionista – contro l’ipotesi di una fusione operativa con la divisione alberghiera di lusso del gruppo Tata, gli hotel Taj. L’Orient Express, con la puzza sotto il naso, ha fatto sapere che non riteneva il management indiano all’altezza del compito. Una sciocchezza monumentale, che ha squalificato chi l’ha detta. Chiunque abbia potuto paragonare la qualità del servizio sa che il più modesto dei Taj Hotel svetta al di sopra del livello dell’Orient Express. E’ una vecchia lezione che fu appresa a suo tempo dagli imperatori Moghul in India: guai a chi si addormenta sugli allori, s’innamora della propria reputazione, diventa prigioniero di una orgogliosa superbia. Fu così che i Moghul non si accorsero di essere insidiati dalla piccola isola britannica. Oggi l’incredulità con cui l’Occidente subisce le incursioni di Tata e dei suoi simili indica da che parte sta il pericolo. E’ in Occidente che molti credono di non avere nulla da imparare, e non vedono che il gioco della competizione è cambiato, gli attori sono nuovi, sempre più ampie le dimensioni e gli orizzonti in cui si muovono. http://www.repubblica.it/supplementi/ ... rsonaggio/009kolgate.html
Inviato: 31/3/2008 16:33
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Re: Tata Motors (Nyse:TTM) |
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23/5/2007 23:01 Messaggi:
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INDIANA TATA COMPRA LAND ROVER E JAGUAR DA FORD
(AGI) - Mumbai, 25 gen. - Il gruppo automobilistico indiano Tata Motors ha chiuso l'accordo per acquistare dalla statunitense Ford i marchi Jaguar e Land Rover per 2,65 miliardi di dollari. Lo rivela il canale televisivo indiano NDTV, citando fonti anonime. Secondo NDTV l'intesa sara' annunciata piu' tardi in giornata, mentre il portavoce di Tata fa sapere che un negoziato e' ancora in corso. E' da gennaio che Ford sta trattando la cessione dei due marchi con Tata, numero uno indiano dell'auto. Il gruppo Tata ha ricevuto il via libera da parte dei sindacati. Secondo quanto riportaton ieri dal Financial Times, la Ford contribuira' all'accordo avviando un fondo pensione per i lavoratori di Jaguar e Land Rover.
Inviato: 25/3/2008 15:02
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Re: Tata Motors (Nyse:TTM) |
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8/5/2007 11:58 Messaggi:
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L’India ora è "padrona" in Inghilterra: Tata compra Jaguar e Land Rover
ENRICO FRANCESCHINI Sembra la vendetta della storia, o forse uno scherzo del destino: la più grande ex-colonia britannica, l’India delle vacche sacre e dei risciò, i cui figli per generazioni sono emigrati a Londra per gestire candy store, i negozietti dove si comprano giornali, sigarette, dolciumi, ora sta per acquistare Jaguar e Land Rover, due gemme dell’industria del Regno Unito, due marche simbolo del lusso. A un’occhiata più attenta, il paradosso regge solo fino a un certo punto: l’India, trasformata dalla globalizzazione, è avviata a diventare insieme alla Cina uno dei giganti economici della terra; e la Gran Bretagna, passata dalla rivoluzione industriale all’economia finanziaria e dei servizi, ha già venduto a proprietari stranieri le sue leggendarie case automobilistiche. Non è da un fabbricante d’auto inglese che l’indiana Tata Motors si propone di comprare la Jaguar e la Land Rover, bensì dalla americana Ford, che aveva rilevato i due mitici brand un decennio fa, nel momento in cui sull’economia britannica era sceso il vangelo di Blair, erede della Thatcher: "Non importa di chi sia la proprietà di un’azienda, importa che l’azienda sia sana". Ciononostante, l’affare fa sensazione. E solleva, per il momento, anche qualche dubbio. In primo luogo, per il prezzo. La Tata, secondo indiscrezioni, pagherà alla Ford una cifra intorno ai 2 miliardi di dollari per Jaguar e Land Rover. Per metterli insieme, il conglomerato indiano sta cercando di ottenere un prestito da un consorzio di nove banche internazionali, comprendente fra le altre Citigroup e JPMorgan. Alcuni analisti ritengono che, in questo modo, la Tata assuma sulle sue spalle un indebitamento troppo pesante. Il gruppo Tata, però, è in attivo, i profitti sono cresciuti del 21 per cento nella prima metà di questo anno fiscale, per un totale di 253 milioni di dollari. In secondo luogo, ci sono dubbi sulla possibilità di integrazione fra "brand" così diversi. I concessionari della Jaguar negli Usa, ad esempio, hanno espresso preoccupazioni che una proprietà indiana diminuisca il valore del loro prodotto. La Tata produce trattori, camion e ha appena lanciato la "People’s Car", l’Auto del Popolo, l’utilitaria più economica del mondo, la Tata Nano, che costerà soltanto 2500 dollari, un ventesimo del prezzo della Jaguar più economica. Ma la Tata è piena di simili contraddizioni, che finora non sono state un problema. Possiede la catena di alberghi di lusso Taj Hotels (3000 dollari a notte nelle suite di lusso) ma sta costruendo motel turistici con stanze da 30 dollari a notte. Ancora: la Tata ha una catena di gioiellerie d’alto bordo ma produce fertilizzanti. Ha una flotta di aerei per businessmen, ma anche un canale televisivo ultrapopolare. E così via... http://www.repubblica.it/supplementi/af/index.htm
Inviato: 10/3/2008 14:30
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